Gioca Giuè

Il blog di videogiuochi che non stavate aspettando altro

Follow me on TwitterFeed RSS

  • Home
  • First Look
  • L'Angolo della Posta
  • L'Angolo delle Gabole
  • Recensioni
  • Recensioni Pregiudiziali

Il Pacco di Mafia 2

3 set

Pubblicato da Kid Icarus in Recensioni

3 commenti

E’ PIU’ LONGEVO DEAD SPACE (mio dio, è vero!). Mi sa pure Altered Beast per Megadrive. Diggiuro.
                                                               
                                                                  Un tizio da Blockbuster

 Che minchia è un Megadrive?
                                                      
                                                       Il suo interlocutore tredicenne

"Sigh"

   

Kid Icarus

  • Share/Bookmark
delusioni cocenti, essere free roaming dentro mentre tutti speravano di no, finitela di ascoltare pikkiomania, Mafia 2, playstation 3, recensioni concettuali, vito scaletta ce l'ha corto

Aumentate la paghetta estiva con GRAPE HARVEST 2! \o/

27 ago

Pubblicato da Kid Icarus in L'Angolo della Posta

6 commenti

Grape Harvest 2 Intro!

In prevendita con l'espansione per giocare in nero!

 

avanti, giù, giù/avanti, avanti!

 

La pigiatura è lavoro per donne dalle gambe grosse!

  

Torbide passioni che nascono negli ambienti proletari!

  

Scelte morali free roaming difficili: ruba il carico e umilia i braccianti!

Il gioco dell’anno in anteprima qui! Su Gioca Giuè! \o/

Kid Icarus

  • Share/Bookmark
balrog/vega era il migliore, cazzate varie, dal trailer si capisce tutto, propaganda sovietica, qua dentro si beve un sacco di vino

RiGordando l’Amiga

21 ago

Pubblicato da The_Elder in L'Angolo delle Gabole

10 commenti

Visto che stiamo (ahimè) raggiungendo la fine dell’estate, sono sempre più frequenti  i post nostalgici. Invece di avere nostalgia di Guendalina della colonia, quella che poi invece che con te andava con Augusto, perchè aveva 13 anni e già sapeva guidare il motorino, mentre tu avevi solo un game boy, voglio proporvi un pò di nostalgia per un’altra amiga, l’Amiga 500.

In realtà il floppy esterno non ce l'aveva mai nessuno

Chi non la ricorda? L’improbabile sequenza di boot che indicava il corretto funzionamento del tutto tramite una sequenza di colori, che nessuno sapeva decifrare! Io mi ricordo un  grigio / bianco / arancione / marrone chiaro / grigio /  seguiti dalla classica manona spixellata che invitava l’utente a inserire dischi per far partire giochi che ci avrebbero accompagnato durante i momenti importanti della nostra pre-adolescenza, segnandola per sempre.

Per non parlare di altre amene amenità varie, come Il workbench, che ho personalmente vissuto nella versione 1. Intendiamoci, c’era già tutto! Multi tasking abbastanza vero, un orologio che però dovevi aprire l’applicazione apposta e al limite draggare in alto a sinistra o a destra e guardare ogni tanto per sapere che ore erano, shell UNIX style, fantastiche demo con dei mod.musicaclassica(1) che devo aver ascoltato a ripetizione. Ah si, e mentre ascoltavi la musica classica, ti sparava le curve di Bézier! Ma tante! In modo da finire ipnotizzato, ma non così tanto da poter finire per terra sbavando e quindi tua madre non poteva dire che giocavi alle cose che ti facevano diventare epilettico!

In realtà, rischiavi di finire la sessione di gioco con un attacco quando compariva l’ancora più leggendario *lacrimuccia* errore guru meditation.


Errore Guru Meditation

che atmosfera! Cyberpunk totale! La scelta di colori era tipica del periodo della BBS Generation. Per non parlare del messaggio di debug criptico, che lasciava spazio all'immaginazione.


Ma quando le cose andavano bene, si veniva introdotti al gioco rigorosamente da una intro bellissima, realizzata da chi aveva crackato il gioco! Si chiamavano cracktros e consistevano di una serie di scritte con un carattere phutureo anni 90 che inneggiavano alla libertà di pensiero, all’elevazione dello spirito, e al proprio miglioramento personale in generale, correlate da una serie di poligoni e/o colori flashing ipnotici e sinusoidali, il tutto accompagnato da colonne sonore FANTASTICHE, realizzate da dei nerd metallari norvegesi e svedesi che invece di ascoltare burzum  facevano riff Heavy Metal con dei samples chipper chiusi in casa con il loro ProTracker a nerdare e a sfogare così la loro esistenza (sempre in formato mod.canzone).

Alcuni di loro sono ancora attivi nella scena dei crackers, tra l’altro!

Vorrei proporvi qualche hit a riguardo, se vi aggrada:

  • Cracktro#1
  • Cracktro#2
  • Cracktro#3 (e poi venitemi a dire che non erano metallari)

Ad inizio anni ’90, l’Amiga era totalmente avanti rispetto alle altre macchine, e presentava delle caratteristiche che poi sarebbero state rippate alla grande da Steve Jobs per il suo Mac OS, come la DOCK delle icone:

Amiga OS 4. Riconoscete la dock rippata da Mac?

O il mounting delle periferiche di storage a caldo. Si! Potevi collegare un hard disk staccando il joystick! E funzionava! E il workbench 1.0 te lo riconsoceva al volo! O gaio! O tripudio! Un po come l’usb! Ma tipo 10 anni prima!

Insomma, era tutto un paradiso. I floppy a bassa densità, che poi facevi il buco con la penna e diventavano forzati ad alta densità. Ti potevi anche burnare i settori a mano, con XCOPY, se eri uno serio. E io non lo ero (all’epoca). Ora lo farei subito. Le colonne sonore molto più belle di quelle della contropartita pc, che in realtà erano solo dei loffi buzzer, oppure audio proveniente da Soundblaster pro o 16, che poi nessuno ha mai capito un cazzo delle differenze. Ve lo dico io, erano uguali. Cambiava solo la scatola al negozio, e l’IRQ da settare sui giochi (che era 7 per la sound blaster normale e 5 per la 16). E basta. Ah si, poi c’era l’AWE32, che però costava 229 mila lire, e comunque serviva solo per avere un banco midi un po più fico, cosa che avrebbe portato a un leggerissimo miglioramento alle musiche di sottofondo, che comunque erano INFERIORI ai mod.

I giochi? Erano meravigliosi, vi propongo una piccola carrellata (se vi aggrada), sotto forma di top #7

#7 Pinball Fantasies

Pinball Fantasies

wickedness totale

#6 Preihistorik 2

cavernicoli

cavernicoli

#5 New Zealand Story

Non ce ne frega niente di salvarti, vogliamo solo affogare in un mare di pucciness antiurto gommata 90's

#4 Stunt Car Racer

Forse meritava il primo posto, solo per la fisica che aveva.

Forse meritava il primo posto, solo per la fisica che aveva.

#3 International Karate+

International Karate+

Il miglior picchiaduro di sempre. Non serviva a niente passare di grado, cambiavano solo le animazioni sullo sfondo (e compariva il drago verde che si tuffa nell'acqua). Epico.

#2 Speedball2 – Brutal Deluxe

Brutality Unleashed. Potevi comprare le gambe finte di ferro e le braccia finte di ferro e le teste finte di ferro e le mani finte di ferro per picchiare con le cose finte di ferro gli altri nemici!!!!

#1 non ce la faccio.

No davvero. Non posso scegliere. Potrei dire Another World (che è già stato ampiamente citato in questo blog), oppure Body Blows Galactic. O Sword of Sodan: grafica MEMORABILE, giocabilità inesistente. Potevi solo andare avanti e saltare (a un frame), e sgozzare con una spada di 10 kg i nemici. Violentissimo. Non avete idea. O Cannon Fodder. O Alien Breed.

Purtroppo, la Commodore decise follemente di non investire più fondi nella ricerca verso l’espandibilità del sistema, e l’Amiga crollò miseramente di fronte all’avanzare delle architetture intel pentium. Hey ma l’Amiga 4000 va come un 486 dx33! E chi se ne frega! male che va Pikkiomania aveva già il DX4 per giocare a Descent II. Ed era comunque uno sfigato. Io avevo già il pentium III 800 che andava a manetta (e lo insultavo).

Fu cosi’, che come Guendalina della Colonia, anche noi finimmo ad andare con Augusto (cioè il PC), perchè aveva il motorino (cioè un sistema al passo coi tempi).


  1. Mod è un formato di file audio usatissimo sull’Amiga. Per maggiori informazioni c’è sempre Wikipedia
  • Share/Bookmark
amiga, International Karate+, New Zealand Story, Pinball Fantasies, Preihistorik 2, Speedball2 - Brutal Deluxe, Stunt Car Racer, workbench

Dolore e Sconfitta

19 ago

Pubblicato da Pikkiomania in First Look

12 commenti

Torniamo a scrivere di una delle operazioni più delicate di quest’anno videoulico: cercare di dare un degno seguito a quel Deus Ex, capolavoro ibrido gdr/fps cyberpunk, che già fu tradito da un secondo episodio veramente loffio. In questo vecchio post ci eravamo trovati a criticare il filmato di presentazione, ma era semplicemente un roba in CG della Square-Enix. Ora questo nuovo filmato dedicato al gameplay vero e proprio ci sbatte in faccia la realtà che il precedente teaser preventivava: questo Deus Ex 3 è sempre più un gioco qualunque alla Splinter Cell con la storia e la regia rippate da Metal Gear Solid e il gusto poco duro della Square-Enix dietro a tutto. Una merda.

In poche parole Deus Ex Human Revolution per ora lascia una sensazione di dolore e sconfitta allarmante. Magari verrà pure un gioco nella media e divertente, ma Deus Ex non dev’esse una roba nella media. A sto punto meglio il 2 con le sua ambizioni mal realizzate.

Consoliamoci con la demo di Mafia 2 che invece fa solo che venire la FOTTA TOTALE!!!

  • Share/Bookmark
deus ex, deus ex human revolution, jappoamericanate merdose, lammerda, nessuno tocchi deus ex, news, orgoglio e pregiudizio contro giochi che ancora devono uscire, palle mosce, pc, scelte di design opinabili

Vi voglio bene Nostalgie!

14 ago

Pubblicato da DJ Kimchi in L'Angolo delle Gabole

13 commenti

In sostanza avevo questo Mega Drive dal Natale prima e l’avevo acceso per la prima volta tipo l’altroieri, che era Aprile – perché? Perché ero piccolo ed i miei me l’avevano regalato (VI VOGLIO BENE, MIEI!) al posto del Tirannosauro di Jurassic Park. Io Jurassic Park l’ho letto il libro tipo a 11 anni. O anche 7, se fa più scena. Comunque avevo chiesto – ed avuto-  la Jeep di Jurassic Park e ben due velociraptor di Jurassic Park, anche se le proporzioni dei modellini erano sbagliate rispetto ai ritrovamenti archeologici, comunque, vabbè, è che ci tenevo a queste cose.

In realtà la paleontologia ce ne restituisce un'immagine diversa

Non si legge bene ma c'è scritto "Dino-Strike Slashing Jews!" Giuro.

Ed avevo avuto – non chiesto – il Mega Drive, sì. L’avevo scartato, classificato come non-tirannosauro gommoso e l’avevo rimesso lì, nell’angolo, dietro i festoni argentati. Mio padre non sapeva che sarei diventato un nerd (TI VOGLIO BENE PAPA’!): poteva fare il tris di pupazzetti di dinosauri (VI VOGLIO BENE DINOSAURI!) e farmi divenire uno sfigato con i pantaloni a costine e gli occhialoni spessi e invece ha piazzato l’elemento fuzzy della console nella mia carriera pre-pre-adolescenziale, così, infilato in anticipo in un Santo Natale dei ‘90.

Quando avevo il Mega Drive la colonna sonora era su vinile.

Hit Mania Dance 1992.

Erano appunto alcuni mesi dopo Natale ed io avevo deciso di farlo contento provando a smanettare con quella scatola seminascosta dietro il divano. Senza farla lunga, il gioco che c’era allegato era Another World e io non ci capivo un cazzo, cosa che ha rischiato di salvarmi nuovamente dal divenire un nerd – ma mio padre, dopo avermi visto alle prese, joypad in mano, sedia della cucina impagliata e durissima sotto il culo, con un gioco che restava sempre allo stesso quadro (il primo) e che mi creava attacchi di ansia e depressione difficilmente gestibili, decise di ampliare il mio parco titoli comprandomi Out Run, lasciandomi prendere la mano con il mondo delle console con una più semplice, machista e sanamente eccitante corsa di macchine con bregne bionde fatte di pixel duri e sfacciati in dotazione. Fatto sta che io non mi sono mai sentito a casa come nella pista nel deserto, un tracciato pazzesco che ti faceva respirare l’aria rarefatta dei dischi dei Pontiak, in pratica (e a posteriori) con interazioni tra pixel grigio/gialli e sprites dalle tinte violette tramonto da sturbo e con la promessa ciclica, ricordata dai checkpoint sempre più sudati, di arrivare finalmente alle alture modellate dal vento che rimanevano invece, eterne, incollate all’orizzonte, come ideali e traguardi onirici, come quella tridimensionalità che non immaginavamo allora poter arrivare.

Menomale che The Desert is a Circle: El Topo docet.

Le alture giù in fondo preludono ad esperienze videoludiche disturbanti.

Avevo intenzione di spiegare come tutte le mie riflessioni metafisiche ed escatologiche fossero cominciate con Another World, però, anche se in effetti probabilmente il deserto di Out Run ha avuto la sua parte – ma di questo ne parleremo semmai la prossima volta; oggi vorrei piuttosto soffermarmi sul suddetto platform misterioso e incongruo, capitato per chissà quale caso in bundle con il mio Mega Drive plasticoso, la cui introduzione animata è stata probabilmente la clip più vista da me durante uno o due mesi di dipendenza quotidiana, al limite dell’ossessione compulsiva, di quell’anno di pre-pre-adolescenza, battendo per numero di replay (nel vero senso della parola) persino molti delle clip porno in rotazione durante la mia pre-adolescenza, adolescenza e post-essa. Non la skippavo. Eppure stimo di aver giocato il primo livello di Another World perlomeno (con calcoli approssimativi) 360 volte. L’altro punto notevole è che, sebbene dopo qualche settimana io abbia scoperto, in una libreria di Portland, Oregon, USA, in viaggio con tutta la famiglia, l’esistenza dei cheat raccolti in fantastici libri di cheat per Mega Drive, dei listati pieni di magiche password e combinazioni di tasti che dischiudevano finalmente la libertà di giocare il livello che cazzo mi pareva senza dover perdere ore ricominciando migliaia di volte daccapo e rompendo bicchieri per il nervoso, cheat che mi ero dunque trascritto, di nascosto dagli inservienti della libreria, sui bordi della Lonely Planet di mia mamma, con la calligrafia incerta degli studenti elementari, beh, sebbene avessi i cheat, io Another World non lo cheattavo. Perché i livelli di Another World dopo il primo non avevano il peso e la semplicità perversamente rivelatoria del primo, geniale, quadro, quello che parte diretto dopo l’abusato filmato introduttivo. Another World cominciava così: un uomo medio, sfigato, tipo l’archetipo “canadese sfigato con le spalle curve”, perlopiù roscio, dall’abbigliamento indie-casaccio e le scarpe color pelle (o forse aveva i piedi nudi, dai), in una specie di enorme grotta le cui pareti aperte lasciavano vedere, in lontanza, proprio lui: lo sfondo della pista desertica di Out Run. Another World finalmente ti portava lissù, nelle mese messico-aliene, in quel tramonto vagheggiato durante infinite corse tra i checkpoint, cercando di fottere Einstein e il Tempo, stronzo, che finiva sempre mentre pensavi di averlo passato, il checkpoint, invece no. E questo tizio sfiga-canada potevi farlo camminare, correre, o dare piccoli e timidi calci, e basta.

Vermi penduli

Un indie-sfigato nei grottoni, e anche roscio. Chemtrails nel cielo. Altroché.

Non importano i livelli successivi con la storia, le pistole laser, le trappole, i nemici: all’uscita dalla caverna platonica, verso le montagne del sogno, il nostro alter-ego roscio è un uomo senza qualità e senza abilità, lento nel rispondere, capace di andare in sole due direzioni – destra e sinistra, nonostante il joypad ne concedesse persino quattro, o otto addirittura – e la sua unica arma di difesa è un timido calcetto dato con una mossa da frocetto (VI VOGLIO BENE, CALCETTI FROCETTI!), con quella rotazione del busto e degli arti superiori che, mentre cerca di colpire con meno piede possibile tutto il corpo si schifa e ritrae. Ora voi vi chiederete dove io abbia visto tutto questo, in un gioco che probabilmente componeva il calcetto frocetto con due singoli fotogrammi in successione, ma io vivevo dentro gli sprite, perché allora giocare comportava ancora un enorme uso dell’immaginazione per costruire i contenuti con cui riempire gli intervalli di caricamento, le animazioni scattose, i dettagli inesistenti. Ad esempio, il roscio non aveva faccia. Ma il fascino di questo primo livello non era tanto nel protagonista quanto nell’odio profondo che avevo sviluppato verso di lui e la sua medietà non-eroica. Quattro o cinque quadri componevano un percorso obbligato in cui i nemici principali erano l’enorme tigro nero cui si poteva solo scappare facendo avanti e indietro, in un geniale sfruttamento degli stessi ambienti per triplicare lo spazio di gioco, e i vermi. Togliendo l’ansia finale dello sfuggire alla tigre aggrappandosi a liane e correndo più veloce che si poteva, la bellezza vera erano proprio loro, i vermi penduli. L’uomo ha infatti un terrore naturale per le cose pendule (e di questo ne parlerò approfonditamente), ma insomma basta pensare ai baccelli alieni, i bozzoli di ragno sui soffitti bassi che si muovono quando apri la porta, i bacarozzi di Metal Slug, le piante con liane e protuberanze appese e magari appiccicose, le escrescenze dei galli, le processionarie. Tutti questi oggetti appesi, pendenti, ma soprattutto penduli (ovvero con una certa massa e peso, ma precari nel loro essere trattenuti dal cadere, in balia del vento e della gravità, passivi) ci riportano alla mente la casualità del pericolo e l’incertezza del destino, e ogni volta che un oggetto pendulo finalmente si stacca e cade noi ci troviamo a provare quella soddisfazione liberata mista ad un terrore ancestrale che accompagna la visione di altri scroti maschili e/o l’atto defecatorio molto colloso, l’attesa del distacco e della caduta. Ma non vorrei entrare in dettagli V.M. 6 (che ancora usano il vasino).

fa schifo perché è appeso per un sottile filamento

CHE SCHIFO PENDULO!!!

Il fatto era che questi vermi penduli erano solo silhouette ombrose sull’idilliaco sfondo tramonto violetto, e pendulavano, lenti, per poi cadere con uno splat orrendo (che magari mi immaginavo io), e muoversi sempre lentissimi verso il povero indieroscio, la cui unica arma – il suddetto c.f.-  non bastava spesso per coordinazione o tempismo a schiacciarli ed evitare di triggerare il mio inconscio traguardo finale: la cut scene. Perché in Another World la morte era, per la prima volta nella mia vita, inevitabile. Non era una lotta fino alla fine, fino all’ultimo respiro, goccia di sangue e sforzo muscolare, non si aveva il controllo fino all’ultima vita e/o cuoricino. La Morte arrivava per un solo errore, o talvolta per semplice disattenzione o lentezza di responso elettrico; una volta giunta, gli ultimi lunghissimi secondi  di vita del roscio erano scritti e scriptati, nell’inconfutabile codice di programmazione, in un’animazione girata alla De Palma che mi liberava dalla frustrazione del controllo e dell’immedesimazione e mi garantiva uno sguardo esterno su uno snuff movie in cui l’odiato sfigato finalmente crepava. E mentre quando il tigro nero lo acchiappava ciò che si vedeva erano graffi insanguinati e in generale un clima di violenza animalesca, la Morte per Verme era su un altro piano di sublime perfezione: il verme si inarcava pigramente, grasso e gonfio, i fasci di muscoli della schiena tesi in posizione d’attacco, e da sotto il suo muso senza volto (anch’esso) spuntava un unico dente piramidale grigio-bianco, dal cui forse colava una goccia di veleno traslucido (che forse mi inventavo), e il verme poi, stanco di stare tutto arcuato, ricadeva verso il basso proiettando stancamente l’unico dente verso la gamba immobile dello scemo coi pantaloni di velluto, lacerati dall’attacco inerziale che graffiava irrimediabilmente anche la pelle sottostante. E il tizio crepava di veleno per colpa di un verme pendulo e scazzato, senza faccia e con un solo dente, che OGNI VOLTA riusciva a ammazzarlo con la stessa pigrissima mossa, senza che il nostro scienziato canadese potesse, tipo, scansare la gamba marroncina, neanche con un apposito Quick Time Event – era troppo presto, per fortuna. La cut scene era montata da paura, con stacchi e zoomate drammatiche, e vederla decine e decine di volte mi proiettava in un limbo sicuro ed accogliente, in cui assistevo vile e malizioso all’inevitabile dipartita, tra spasmi e lamenti strozzati, del fisico Lester. E pensavo che era giusto così, e che lontano da queste alture modellate dal vento e irrorate di una luce violetta, giù nel deserto circolare, un vero macho si godeva la sua Ferrari spigolosa con accanto una bionda perennemente di spalle, lontano da questo mondo spoglio e crudele. Ero in combutta con le cut scenes della Morte per uccidere infinite volte la sfiga. (VI VOGLIO BENE VERMI!)

La Bionda

Vita contro la Morte. Bionde e Ferrari, Start e loop contro il Tempo. In copertina la Bionda ammicca.

PS: Qui potete godere metafisicamente: Lester muore in tutti i modi possibili su youtube.

  • Share/Bookmark
Cose Pendule, Metafisica dei Giochi Video, Morte Vs. Vita, Paesaggi del Sogno '90, Sapida Nostalgia

NuoveNuovitàNuove – Giochini Futili

12 ago

Pubblicato da Pikkiomania in First Look

5 commenti

Quanto ci piacciono a noi i giochini futili? Tanto!!! Tipo The Sims è il gioco più futile di sempre, ma ad ogni episodio che esce per due mesi penso che sia il miglior videogioco mai fatto, ma lo penso per davvero non è uno scherzo! Salvo poi ricredermi quando il tutto viene rovinato da quelle espansioni rubasoldi (tranne la bellissima University in Sims 2) tipo Sims Tutti In Gita, oppure Sims Operatore Finanziario etc.

Stavolta oltre alle millemila espansioni per Sims 3 di cui faccio volentieri a meno, la EA ha annunciato una potenziale ficata futile: THE SIMS MEDIEVAL. E il mondo della Maxis diventa tutto più scranno!!! Al posto di gestire i Sims si gestirà un regno che avrà le sue ambizioni e tutto quante le necessità futili proprio come un Sim. E insomma questa volta vedremo le condizioni scrause del medioevo! la puzza dei porcili! i boia che spaccano i cocommeri! i draghi (boh non so se ci sono), gli eroi, le cose alla WAGNER! tutto interpretato da quelle adorabili faccette da cazzo dei Sims! Spero di poter importare in Medieval, la mia famiglia Prunetto direttamente da Sims3 magari facendogli leggere un libro maledetto. Visto che di gestionali fessi, ma cazzuti son rimasti credo solo Tropico (il cui primo era top, il secondo era na sola, il 3d nuovo non lo so), secondo me potrebbe uscire fuori una bella cosa matta, ironica e cazzona…. oppure una gran cagada random! Boh nel frattempo mi re-installo Startopia.

Noooo i miei Cocommeriii!!!! Poveri cocommerii! Non verrano mangiati da me perché perirò!!

Lasciando perdere i supermainstream progetti dell’EA andiamo verso i lidi Do It Yourself della Double Fine ovvero la casa di Tim Schafer ovvero IDDIO, perché non ha solo lavorato sui primi due Monkey Island, non ha solo creato capolavori tipo DOTT, Grim Fandango e Psychonauts, ma è uno che se lo intervisti è capace che ti parla dei Black Flag, e quindi è IDDIO. La notizia è che Tim e compagni, dopo aver fatto incazzare l’EA per le poche vendite dell’ottima metallata di nome Brutal Legend (di cui Copons forse un giorno ci parlerà), hanno deciso di recuperare con una serie di giochini sviluppati in parallelo da distrubuire velocemente in digital delivery. Il primo di questi non sarà creato da Schafer, ma da una tipa supernerdfumettara della Double Fine (guardatela, pare Copons femmina) e per la felicità di Kid Icarus e Noden sarà un gdr jappo!! Ambientato però durante la notte di halloween, cose matte, nosense pazzie, tutto questo però (sempre per la gioia di Kid Icarus) sarà in grafica pucciosa Cell Shading leggetene preview sul sito di nonno ugo o sul sito della double fine.

  • Share/Bookmark
cazzate varie, cel-shading pucciosità, colori a sfregio, cose a caso, futilità giocabili, mainstream vs diy, news, nuove novità nuove, possibili beltà nate da cacate, sims, tim schafer

Col Cel-shading anche le frattaglie sembrano animaletti buffi

11 ago

Pubblicato da Kid Icarus in Recensioni Pregiudiziali

9 commenti

Il gore che ti mette di buon umore!

C’era una volta un giovane programmatore anglofono muto di nome Link che era uscito dal Centre for New Arts and Technology e stava cercando lavoro in una software house così avrebbe avuto i giochi gratis, poi. Un giorno uscì di casa molto presto e s’incamminò per un sentiero impervio alla ricerca di un datore di lavoro generoso che avrebbe potuto insegnargli i trucchi del mestiere.

"Ehi! Chi ha fatto la pupù lì?"

Dall’alto di una rupe, vide il villaggio nomade di Nin e decise di provare a vedere se avevano bisogno di un grafico. Arrivato al villaggio venne portato alla tenda dell’Anziano che lo accolse sorridente:

“Benvenuto alle Nin-tende, giovane grafico.”

Il ragazzo purtroppo era muto, ma riuscì a spiegare che aveva appena finito le scuole e voleva fare il programmatore e avere i giochi gratis. Il Capo Villaggio, colpito dalla profondità di tanta non-eloquenza, lo colpì a sua volta sulla nuca con il suo bastone nodoso e per tutto il resto della giornata Link si sentì sottosopra.

"Che diavolo è quella roba blu sullo sfondo?"

Ripresosi in una piccola Nin-tenda vicina, Link si alzò dal letto e andò in cucina a fare colazione, quando vide una cosa brillare sotto il tavolo ed esclamò:

“I found a mirror under the table!”.

Però nessuno lo sentì e quindi nessuno potè rivelargli che non era affatto muto, ma solo un grandissimo imbecille. Uscito di tenda, provò a recarsi di nuovo alla dimora del Grande Anziano che lo accolse sorridente:

“Benvenuto alle Nin-tende, giovane grafico.”

Il ragazzo non-bestemmiò per 10 minuti, toccandosi nervosamente il bernoccolo sulla nuca e il Capo Villaggio, imbarazzato, decise di affidargli una missione che solo un moccioso con una spadina poteva compiere.

“Testerò le tue capacità con un power up a 16 bit che tra qualche anno saran tutti buoni a programmare roba così.”

Link accettò e partì e il suo spadino disegnò sfondi e qualche sprite, ma perlopiù sfondi. Quelli di questa stanza qua sotto che non erano molto originali:

Ombre a caso

Ma il Grande Anziano vide la buona volontà del giovane e allora gli propose di spostarsi con tutta la tribù verso la loro nuova casa, un luogo più ampio che per guardarlo tutto dovevi spostare la levetta destra mentre cadevi in un burrone. Il giovane accettò e partirono insieme verso un nuovo mondo. Durante il cammino il Grande Anziano consegnò il Sacro Libro dei Poligoni a Link e lo ammonì con queste parole:

“Ascoltami bene: tu adesso imparerai le Vie della Tridimensionalità che tutti noi abbiamo dovuto studiare per poter intraprendere tale Quest.”

Ma Link provò ad obiettare nel linguaggio dei segni:

“Ma capo! Ho sentito parlare di questa Landa, i poligoni saranno grezzi, da principio, perderemo molta della pucciosità che contraddistingueva i precedenti Zelda e poi i controlli e le interazioni personaggi-sfondi non saranno tutta ‘sta figata, benchè dopo un po’ ci si abitua.”

Ma l’Anziano capì “Orpo, che lo leggo tutto!” e diede l’ordine di rimettersi in marcia. Dopo pochi giorni giunsero, infine,  alla Landa 64, un luogo sconosciuto a molti italiani.

"Da oggi in poi vi mostro il culo, di default."

La tribù piantò le tende e tutti i suoi membri andarono a riposare. Passò poco tempo e Link si rese conto che la vita lì non era affatto male ed era meno spigolosa di quanto pensasse, rispetto ad altre tribù della Landa 64 come i WWF No Mercy, quegli scalmanati con le braccia a tronco. Ma il Sacro Libro dei Poligoni era troppo grosso, diobono: ogni sera Link si fermava al capitolo 5 intitolato “Fin qua son buoni tutti” e sapeva che per fare una roba come Ocarina doveva invece leggerselo da cima a fondo.
Giunse il Nin-verno e la tribù, che vedeva la Landa 64 un po’ arida, decise che era ora di migrare verso il mitico Cubo Gamma, un enorme palazzo misterioso che avrebbe potuto ospitarli tutti e insegnare loro altre vie per gli scambi commerciali. La tribù ottenne un intero piano del Cubo Gamma e cominciò a lavorare su un nuovo Zelda, raffinando il lavoro svolto alla Landa 64. E mentre il Capo cominciava a godere dell’agiata vita tra le stanze ultra-tecnologiche del Cubo Gamma, Link si rendeva conto che programmare in 3D erano cazzi.
Così un giorno si presentò in lacrime nell’ufficio del Grande Anziano e confessò:

“Come on Sir, I am crap at my job!”

Ma le cronache riportarono solo “Come on!” e poi smentirono: Link non parlava.

Il Grande Anziano si fece scuro in volto, si alzò dalla sua poltrona di ornitorinco e si avvicinò al povero renderizzatore muto che giaceva faccia a terra. Il boss lo aiutò ad alzarsi e il giovane gli fece vedere gli schizzi e i filmati preliminari dove il 3D non era tutta ‘sta figata, non c’erano moltissime idee grafiche originali, i poligoni a volte erano un po’ grezzetti, il gioco era più scuro e inoltre vide scivolare dalla tasca di Link il diploma del Centre of New Arts and Technology con una media esami di 18.
Il boss gli mise le mani sulle spalle e il suo volto si aprì in un sorriso enorme che fagocitò il terrore negli occhi del suo dipendente:

“Ci applicheremo il cel-shading, figliolo. Il cel-shading.”

"Chi m'ha sparato l'inchiostro in faccia?!"

Era giunta una nuova era per la tribù di Zelda, come già molte altre tribù avevano compreso: ogni progetto troppo ambizioso per il livello tecnologico corrente, ogni trasposizione da shonen manga di gente che si mazzia, ogni RPG limitato come una pianta di sedano o disegnato da un vecchio fumettaro che faceva shonen manga di gente che si mazzia, ogni adventure quasi hentai con pupe lesbo sexy vs fantasmi cinesi, ogni videogioco un po’ troppo simile nel chara e nei modelli a qualche prodotto precedente sarebbe risultato originale, visivamente accattivante e amato dalle donne.
Link uscì di casa e pensò al futuro.

Ammettiamolo: è fico questo nuovo Final Fantasy!

Dopodichè, con il cuore gonfio di gioia, alzò gli occhi al cielo…

Ciel-shading

…e pensò che era bellissimo.

  • Share/Bookmark
animazione cel-shaded per programmatori vigliacchi, borderlands, che cazzo ci faceva lo specchio sotto al tavolo?, LA STORIA, Link falso invalido, matti matti matti questi giappanesi, nintendo

Io e la sala giochi (flusso di incoscienza di un mondo che non c’è più. Forse.)

10 ago

Pubblicato da V for Viennetta in L'Angolo della Posta

11 commenti

Ormai siamo in piena estate, nella settimana di ferragosto, niente di meglio che ricordare i cari vecchi cabinati grazie alla new entry V for Viennetta, in attesa che Zamjatin continui la sua epopea di amarcord allucinati. Via!

Sì, confesso che ho videogiocato.

In un mondo lontano, che se non c’eri non ci credi, la semplice parola “CABINATO” (o “COIN-OP”, se volevi far vedere che eri quello che leggeva le riviste  e/o, addirittura, SAPEVA L’INGLESE) era un po’ il Sacro Graal del videogiocatore, e con essa il suo regno, la Sala Giochi.

Quando sapevi che sì, potevi avere anche il videogioco a casa tua o a quella degli amici (perché sì, una volta andavi A CASA DELL’AMICO per giocare, oggi c’è internet, figurati, sto bello comodo), ma sapevi bene che quella era solo una conversione. Un palliativo. E dovevi sperare che fosse una bella conversione, che altrimenti… E sì, conosco persone che comprarono la conversione di Street  Fighter II per Commodore 64, ma non divaghiamo.

Conversione Bellissima!!!

Capolavoro Totale

E sì, insomma, dicevamo che quando entravi in sala giochi, magari QUELLA GIUSTA, ti si apriva un mondo: tutto quello che avresti voluto vedere e avere a casa tua, ma che non avresti mai potuto portare (eppure leggevi di pazzi sulle riviste che pagavano I MILIONI e si portavano il cabinato a casa), e rimanevi lì come uno scemo a chiederti se mai un giorno tutto questo, figlio mio, sarebbe stato tuo.

Con l'odioso iPad il cabinato è ora a portata di tutti i plebei!

E i ricordi sono tanti, milioni di milioni, e non basta un articolo per citarli tutti, ma ci provi: e la ricerca incessante del nuovo cabinato di cui avevi sentito parlare, ma che in giro non si trovava, e allora magari dovevi andare apposta, quando eri in trasferta, a TRASTEVERE GAMES, che sì, erano dei ladri ma c’avevano proprio tutto. E la prima volta che hai visto Street Fighter II, vedevi le file per giocarci e capivi che qualcosa era cambiato. “Posso inserirmi?”, e amicizie che nascevano così, al prezzo di un gettone (e di tanti altri ancora), tutti uniti con il solo scopo di picchiare più gente possibile, e i ragazzi più grandi, che dovevi stare attento sennò ti menavano, e se per caso ti inserivi e vincevi dovevi stare zitto e minimizzare, sennò facevi una brutta fine. E il Canguro (non si chiamava così, ma l’insegna era un grande canguro e per me è sempre stato così) con le sue scale che ti portavano in un mondo sottoterra, e Pac Mania che poi scopri era uno dei più grandi centri di SPACCIO della storia, e tuo padre che ti accompagnava e si guardava intorno perplesso e tu solo dopo anni hai capito perché, e la sala giochi al mare di non so dove col videogioco coi robbò dove c’era “ZIO BARBABIETOLA” e ancora oggi non sai che cazzo era, e il cabinato a sei giocatori (SEI GIOCATORI, cazzo!) degli X-Men che poi “Ma chi sono questi X-Men, ma si trovano in edicola?”, poi li compri, ma Tempesta non c’ha i poteri, c’ha la cresta punk, Wolverine c’ha un altro costume, Nightcrawler ma dove sta e tu non ci capisci un cazzo. E il primo Street Fighter, e le Tartarughe Ninja, che poi ti compravi il gioco su PC che non c’entrava un cazzo ma te lo facevi piacere lo stesso, e quella volta che in America si inserisce un tizio per giocare a X-Men: Children Of The Atom, ti riempie di combo e mazzate in due nanosecondi e capisci che la vita ti insegna che c’è sempre qualcuno che è più forte di te, anche all’estero.

Pezzali Ci Impezza di Nostalghìa

Noto frequentatore di sala giochi ora ridotto ad una vita di nostalgia, ricordi e rimpianti dei bei tempi andati spesi nella mitica Jolly Blue, La Sala Giochi.

E la sala giochi come fonte di salvezza nelle vacanze alle terme, dove andare a giocare a Shinobi, a Snow Bros, a TOKI, a tutte quelle cose che a casa non avresti mai avuto (e se ti andava bene avevi un Game Gear, maledetto ladro di batterie) e capivi che forse quello era un mondo da cui non saresti uscito mai fuori, nemmeno se lo avessi voluto.

E infatti, eccoci qua, a scrivere questa roba con la maglietta di Ryu che fa l’hadouken. Non a caso.

Ma se non c’eri, non puoi capirlo.

Super Pang: se non ci hai giocato nel baretto scrauso al mare ad 11 anni non puoi capire lo spleen delle sue musiche e la psichedelia delle sue ambientazioni!

Di seguito allego due siti fondamentali per gli amanti del coin-op!

http://arcadegameflyers.com/

http://www.coinop.org/

Fatene buon uso!

  • Share/Bookmark
Abbozzare in Sala Giochi, cabinati, celebrated summer, conversioni ad u, Fare il Tamarro in Sala Giochi, Jolly Blue, prendere la scossa da cabinati difettosi, qui una volta c'erano solo pixel, Subire in Sala Giochi, Sviaggiare in Sala Giochi, Trastevere Games

E se uno svizzero ti dice: “Italiano funghi, Super Mario e ocarina, mamma, mamma sai che c’è? È arrivato pure Yoshi”? Tu…

5 ago

Pubblicato da asperablastaelazzi in Recensioni Pregiudiziali

9 commenti

Ecco di cosa parlava Toto Cutugno nella sua famosa canzone

…Non arrossire, non abbasare il capo, ma digli:

1) E’ uscito Super Mario Galaxy 2 e, non nascondiamoci dietro a un Koopa Troopa, è uno dei giochi più belli di sempre anche se ancora non ho visto la fine (cosa che, ovviamente, non ha importanza alcuna visto che, almeno da Super Mario 3, più si va avanti e meglio è). Cosa ancora più importante, Galaxy 2 mi ha definitivamente riconciliato con la Wii (comprata a un prezzo folle una settimana prima dell’uscita) che, di recente, non era proprio il massimo in fatto di uscite (non lo è nemmeno ora, ma sticazzi -detto come lo direbbe Asia Argento- ora sono in adorazione per la console dal look ospedaliero).

2) E’ cambiato molto rispetto al precedente Galaxy? Sì e no. Lasciate stare tutti coloro i quali (parlo di critica specializzata e non) per giustificare i 9 e i 10 che giustamente vengono assegnati a questo gioco dicono “Eh, no, la struttura di gioco è totalmente diversa” perché non possono, semplicemente, dire che quando inizi a giocare ti ritrovi catapultato in un mondo di musiche e colori talmente avvolgente e talmente “conforante” (almeno per guaglioni che ricordano quando uscì il nes 8bit), da fartene sbattere di qualunque altra cosa. Anzi, all’inizio, dopo che la principessa è stata rapita (e Bowser lancia delle frasi con riferimenti vagamente sessuali), il gioco comincia allo stesso identico modo: ci sono gli sfavillotti, ci sta l’astronave che deve muoversi verso il centro dell’universo, ma che, bucio di culo, ha la faccia di Mario. Poi qualcosa cambia pur, ribadisco, non modificando la struttura del primo capitolo.

Per prima cosa, la Nintendo ha migliorato i comandi. Ma davvero. All’inzio è tosto persino per chi non ha giocato al primo. Poi diventa tutto automatico, tutto preciso, pulito, meraviglioso. Ma non diventa freddo. Anzi! La sensazione di mal di testa, di vertigine e di costante eccitazione aumenta in maniera esponenziale rispetto al primo capitolo. Proverete una sensaziona che gli studiosi ritengono, con un certo grado di approssimazione, paragonabile a quella che si prova nel vedere il mondo con gli occhi del nostro Pikkiomania.

All’inizo ero dubbioso, poi ho iniziato ad alzarmi per giocare e a sentire in cuffia Dig Your Own Hole e ho iniziato a gridare “Evviva!” in modo random e l’ombra di un Cayzzi vestito da Obi-Wan Kenobi (ecco scoperta la mansione del pikkio del futuro) mi è apparsa davanti dicendomi di usare la forza (nel remote).

Scienziati analizzano i residui ectoplasmatici del pikkio

Treeeno dell’amore, portami con te ) All’inizio sembra che il livello di difficoltà sia lo stesso di Galaxy 1 e, magicamente, nella mente rivedi jerry Calà che ti fa l’occhilino come nella pubblicità della Giochi Preziosi, poi diventa tosto come la sella di un cosacco (grazie Patrizia) e ti appare Andrea Roncato nel celeberrimo capo Loris Batacchi e ti fa capire che nulla accade per caso e la verità è la fuori.

Volete sapere in cosa risiede la difficoltà?

Molto semplice:

1) Lo so, comincio un nuovo elenco. Se non vi sta bene sticazzi (stavolta con la voce di darione)

2)Quale era l’elemento, forse, più bello di Supermario Galaxy? L’estrema varietà delle galassie e, ancor di più, dei mondi che fan parte delle galassie. Ecco, in Mario Galaxy 2 i mondi sono ancora più vari rispetto a prima. Questo rende tutto difficile perché prima di cominciare a capire cosa fare, siete morti. Davvero, è disorientate iniziare un livello di Super Mario Galaxy 2, non sapete mai cosa diavolo vi troverete davanti. E la cosa bella è che, spesso, come idee a livello di scenario, vengono ripresi pari-pari scenari del primo galaxy, ma, incredibilmente, anche se sai già cosa fare, rimani a bocca aperta e inizi a fare piroette. E questo è bene. Molto bene.

Vi ricorda qualcosa?

3) Vi ricordate che, al primo Galaxy, prima di completare la galassia dovevi aspettare la cometa burlona, trovare la seconda stella, etc? e ricordate che, a giusta ragione, tantissime volte vi sarete detti “ma sti cazzi (con la voce di daria nicolodi), intanto vado avanti e poi le faccio, magari anche dopo che l’ho finito”? “Ahahahahahahaahah”, vi dirà il vostro/nostro pikkio-obionekenobi che vi si piazzerà davanti lo schermo. Perché già nella terza galassia vi servono, tipo (no, non tipo, precisamente) 28 megastelle per andare avanti e accedere al boss. E voi, tipo, ne avete 18 e allora inziate ad andare indietro nelle galassie e all’inizio è facile (ed ecco di nuovo Jerry), poi non sai materialmente cosa devi fare e  il peggio arriva guando arrivano le comete burlone (e vedi Loris) perché le sfida sono allucinanti. Tipo “uccidi tutti i koopistrice in 60 secondi e tu pensi “non saranno tutti-tutti”, invece sì. E sono distanti tra loro. E tu guardi spaesato nel vuoto perché ne hai beccati 18 e Roberto Lato ti fa “no-no” col dito. E tu scoppi in un mondo di lacrime.

4) I personaggi secondari sono sempre più fichi. Davvero. Avete mai visto la “scimmia bighellona” (in inglese un tristissimo “The Chimp”)?

BEWARE Bighellone!

e’ uno dei personaggi più spassosi di sempre. Lui/lei conosce tutti i giochi dell’universo, ma è sola/o e si annoia. Quindi ti sfida. E anche se più volte intonerete le dolci note di una canzone dei Sanculamo che inizia con l’organizzazione di una pizzata, il divertimento è assicurato.

Infine l’elemento più importante.

5) Yoshi.

Ora, non avete idea quanto siano fichi i livelli dove c’è Yoshi perché, principalmente, quel senso di vertigine di cui parlavamo sopra, viene amplificato in modo assurdo, Quando, poi, Yoshi ingerisce un super peperoncino e inizia a correre sgasando rendendo impossibile ogni tipo di controllo, si raggiunge il vero top.

Sapevamo che sarebbe stato così, Yoshi non poteva andare sprecato.

Ogni amante di supermario lo sa, perché se qualcuno ti chiede “come ti sembra galaxy 2?” e tu dici “c’è yoshi!”, l’altro non risponde con un ghigno sbavante, l’univa reazione possibile è la biccchierata.

-LA BICCHIERATA-

LA BICCHIERATA

-Begbie , dopo aver lanciato un bicchiere da un soppalco e aver rotto la faccia ad una ragazza,scende e urla : VA BENE!! VA BENE! VA BENE, LA RAGAZZA S’è BECCATA UNA BICCHIERATA E NESSUNO ESCE DI QUI FINCHè NON SCOPRIAMO CHI è STATO!
-Ragazzo muscolo che è andato a soccorrere la ragazza : E TU CHI CAZ.ZO SEI ?
-Begbie : SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII (segue calcio nelle palle)


In definitiva, per chiudere, non ho ancora visto la fine di Galaxy 2, ma, come ho detto in precedenza, non è importante.
Forse è il miglior platform di sempre in 3d.

Se cambierò idea fino alla fine del gioco (in meglio o in peggio), ve lo farò sapere e, probabilmente, ci saranno altri e più sensati interventi da parte dello staff.

E se qualcuno osa dire qualcosa di male su questo gioco, il Dr. Nicholas Rush tornerà indietro nel tempo, si ritrasformerà in Begbie e si farà giustizia da solo.

  • Share/Bookmark
asia argento, begbie, bicchierata, la scimmia bighellona, le dolci note di una canzone dei sanculamo, nintendo, super mario galaxy, toto cutugno, wii, yoshi

Nostalgia: il prologo

4 ago

Pubblicato da zamjatin in L'Angolo della Posta

11 commenti

C’era una volta che l’AIDS era una novità, quando ero piccino picciò, e in uno di quei campi sportivi dove ti tatuavano il numero cui mi inviano i miei genitori per evitare che diventassi come sono ora, quando uno si sbucciava il ginocchio era uso andare addosso agli altri bambini dicendo TI PASSO LAIDIESSE. Se poi la contagiata era una bambina, c’erano pure cazzi che ti chiamassero in direzione, perché quella il giorno prima s’è messa a piangere e ha raccontato a casa che ha preso l’AIDS e che gli hanno pure detto che papà è travestito. E la madre minacciava denunce e querele al punto tale che il direttore diceva a tutti di stare cazzi che se no arrivano i carabinieri e qua ci sgamano la piantagione. Vabbe’.

Primi sintomi dell'AIDS: pianto incontrollato, papà ricchione

Questo simpatico quadretto l’ho descritto solo per dire che ormai i mitici anni ’90 sono lontani lontani, dato che ormai il 95% degli italiani convive pacificamente con malattie, mafie, guerre, pinze dimenticate nelle pance dei pazienti  a patto che i negri e i rumeni se ne vadano a fare le loro cose a casa loro. Ma non era solo l’AIDS la vera novità degli anni ’90: a un certo punto arrivò nelle case di tutti gli italiani una cosa chiamata Internet.
Mi ricordo che si andava all’edicola, mio padre ed io, a prendere il Corriere e Topolino (anche se io guardavo Lanciostory e la Clinica dell’Amore con la coda dell’occhio e la mano in tasca, che no?), e con riviste tipo Panorama ti davano il floppy disk CON DENTRO INTERNET.

Un mega e quattro di CYBERSPAZIO.

Erano i tempi dei fogli coi buchi per le stampanti ad aghi, di Windows 3.1 sfondo maiolica e soprattutto del rumore del 33K che se lo sentono i cugini piccoli credono sia The Ring. E ogni volta che tu madre doveva telefonare dovevi staccare tutto o rinunciare a quell’ultimo kilobyte delle foto di monica bellucci nuda.
Insomma questa novità di internet era veramente troppo avanti. Spesso mi ricordo che dicevo a mio padre: andiamo su internet. A fare che? E io che cazzo ne so. Andiamoci. Manco fosse il mcdonalds con la vasca piena di palline e di AIDS.
Insomma c’erano i primi newsgroup, i primi bbs, c’erano i primi hardcore gamers che si scambiavano le mappe .wad di Doom 2 su internet, si usava Telnet (non chiedetemi per cosa) e mIRC era una specie di parco giochi dove ci sono solo i bambini antipatici che ti spaccano il camioncino. Capito come? Io ero troppo piccino per capire a cosa servisse internet, ma voi comprenderete l’emozione di sentire il rumore del 33K che si collega e pensare di stare entrando nel CYBERSPAZIO, a far nulla.
L’edicola degli anni ’90, però, oltre ai film della centoxcento, i giornali e le buste sorpresa con dentro i giocattoli tossici, che mia madre mi portava quando avevo la febbre per farmi capire che ero amato anche se avevo l’AIDS, aveva anche i videogiochi.
E non sto parlando di videogiochi come oggi che ormai te li allegano pure su Donna Moderna assieme alla padella antiaderente e alla vaselina guaranà e mandorle dolci. Parlo delle pubblicazioni dedicate, dei floppy disk blu con le etichette separate, da applicare in casa, parlo in particolare di una software house:
la SIMULMONDO di Francesco Carlà.

BANG.

Cos’era la Simulmondo? Chi è il prof. Francesco Carlà? Com’è possibile che l’Italia e l’Europa abbiano perso il treno del Simulmondo?

Ne parleremo tra qualche giorno.

  • Share/Bookmark
Francesco Carlà, l'infanzia è difficile, la nostalgia di quando avevamo tutti l'AIDS, mitici anni 90, qui una volta c'erano solo pixel, Simulmondo
12345»...Ultima »
  • La GGGente che scrive qui

    • asperablastaelazzi
    • Copons
    • DJ Kimchi
    • Felisatti Tosino
    • Il Malvagio Messere
    • Kid Icarus
    • Lola
    • Noden
    • Pikkiomania
    • The_Elder
    • Tizio di Greenpeace
    • V for Viennetta
    • zamjatin
    • Commenti recenti
    • Più popolari
    • Archivio
    • Tag
    acidoni acid techno andare a prostitute nei videogames borderlands cabinati cazzate varie colori a sfregio cose a caso dal trailer si capisce tutto david cage deus ex donne delle pulizie enigmi FF7 state of mind FFXIII forme e colori in movimento come rappresentazione di Dio giochi di merda heavy rain insetti alieni jeff minter LA STORIA leonardo male agli occhi marronita matti matti matti questi giappanesi mmorpg news nintendo pc pianti virtuali playstation 3 portal 2 proplayer qui una volta c'erano solo pixel rinascimento sony sparatutto square enix super mario troppo avanti trucchi stupidi ubisoft valve vetril xbox360
    • settembre 2010 (1)
    • agosto 2010 (10)
    • luglio 2010 (11)
    • giugno 2010 (8)
    • maggio 2010 (3)
    • aprile 2010 (13)
    • marzo 2010 (19)
    • Heavy Rain e la sospensione dell’incredulità (28)
    • Noi si sa parlare anche di roba nuova (14)
    • Elegia di Essecì (e non della Blizzard, però anche sì) – Anche noi si scrive di Starcraft 2 (13)
    • Vi voglio bene Nostalgie! (13)
    • Resident Evil 5: al passo coi tempi (12)
    • Il re dei MMORARPG: PSO per DC e GC (12)
    • Dolore e Sconfitta (12)
    • Aggrafichiamo la giornata (11)
    • Nostalgia: il prologo (11)
    • Io e la sala giochi (flusso di incoscienza di un mondo che non c’è più. Forse.) (11)
    • Copons: Ah capito! Eh, non avendolo giocato per intero non potevo risolvere la tua recensione...
    • Kid Icarus: si, ma il senso della recensione concettuale (è brutto spiegare le cose concettuali!) è che mafia 2 ...
    • Copons: C'ho giocato un quarto d'ora al mio negozietto di videogiochi aspettando che sull'altra tv si...
    • Copons: FB è un ottimo strumento pubblicitario, ma ha il grave problema di rendere tutto FB-centrico. Cioè s...
    • V For Viennetta: L'avevo accennato anche a pikkiomania: secondo me, oltre al Twitter (che peraltro ancora non ho :D...
  • Partnershippe

    • B A S T O N A T E
    • Containerd: the next game
    • Giocatori che somigliano a macchine
    • Kill Yr Idols
    • RADIO DIO
    • thinkatgame.it
  • Siti Toghi

    • BeeDogs.com (Cani Ape)
    • Colorerie Colorose
    • Destructoid.com
    • Dorkly
    • Lidl Convenienze
    • Lo Sgargabonzi !
    • PhotoshopDisasters
  • Nome utente






    • Hai perso la password?
Powered by H25 Media Agency
Feed RSS Top