L’ultimo post su Tokyo, appena in tempo per lasciare spazio al breve viaggio a Berlino del prossimo weekend.
“Ce l’ha fatta, finalmente! Non ne potevamo più!”, direte. Bè, per me è un momento piuttosto triste, pensare che a quasi un anno da allora mi rimangono solo foto e bei ricordi e la voglia di tornarci e il fatto che non sono là e che ci vorrei stare, altre tre settimane, altri mesi.
Bisogna rassegnarsi: un viaggio così probabilmente non ricapiterà mai più, e anche quando tornerò in Giappone (perchè ci tornerò), sicuro non sarà la stessa cosa.
Ma parliamo del tempio.
Se pensavate che 6 mesi fa fossero finiti i post su Tokyo, bè, vi sbagliavate.
Semplicemente mi ero dimenticato le ultime due zone della città che abbiamo visitato, che peraltro sono quelle che più mi sono rimaste impresse nonostante abbiamo dedicato loro solo una visita ciascuna.
Nishi Shinjuku (Shinjuku ovest) è il quartiere con la più elevata quantità di grattacieli dell’intera città.
Delle stranezze di Tokyo ce ne sarebbe da raccontare tanto da riempire un blog intero e comunque solo chi le ha vissute in prima persona potrebbe goderne appieno.
Al minuto 0.14 del video potete godere della fantastica voce che segnala l’arrivo alla stazione Takadanobaba, sulla JR Yamanote Line.
Ogni volta che ci passavamo scoppiavo a ridere e pure Gianni lo faceva, anche se non lo ammetterà mai.
Simone no, ma che ci volete fare, quello là è sempre così serio quando si parla dei dannati musi gialli…
Tutti i fan di City Hunter che vanno a Tokyo hanno un pallino: visitare Shinjuku, il quartiere notturno della Yakuza e dei love hotel oltre che, naturalmente, la residenza di Ryo Saeba.
Shinjuku si divide in due immense aree totalmente differenti tra loro: Nishi Shinjuku (Shinjuku Ovest), il distretto dei grattacieli, di cui parlerò un’altra volta, e Higashi Shinjuku (Shinjuku Est), famosa principalmente per la zona di Kabukichō.
Perchè se siete amanti del retrogaming, ma anche solo dei videogiochi in generale, Super Potato è il top del top del top del top a cui potete ambire.
Ubicato in una piccola parallela della Chuo-Dori di Akihabara, vicino al Kentucky Fried Chicken, il suo ingresso (un’anonima porta di un palazzo) è nascosto dalle affollate vetrine dei negozi adiacenti. Entrando, bisogna salire al terzo piano dell’edificio per arrivare al negozio.
E lì è il paradiso. Scaffali zeppi di giochi di tutte le console mai concepite, scaffali pieni di console stesse, NES attaccati ai televisori con tanto di pad o Zapper a disposizione dei clienti per provare, portachiavi, gadget, vetrine con i giochi più rari e preziosi.
Al quarto piano ci sono le console attuali e quelle della generazione passata, quindi niente di notevole o che non si possa trovare da altre parti. All’ultimo (quinto) piano, però, c’è una sala giochi anni 80, con tanto di cabinati con lo schermo orizzontale. Fantastico.
Tokyo non dorme mai.
Puoi uscire, a qualunque ora della notte, e trovare sempre qualcosa da fare.
Ristoranti, sushi bar, convi, pub, discoteche, love hotel, sale giochi, pachinko, locali di entraineuse, ecc.
Un weekend passato a Campobasso per ossequiare un anno dalla morte di mio nonno.
Una litigata con mia madre (sua figlia) davanti alla tomba, i ricordi del 9 settembre del 2006 che ancora riaffiorano vividi e terribili nella mia memoria e che prima o poi mi deciderò a scrivere per tentare di lenirli.
Finalmente, per 15 minuti, sono riuscito a non pensare al periodo di merda che passo quotidianamente a Roma. Ed è stato solo grazie al pensiero della morte di mio nonno.
E questo mi fa sentire ancora più di merda.
Il random dell’iPod mi ha passato questa canzone che oltre ad essere molto triste per conto suo, mi ricorda anche i giorni di Tokyo (fa parte della colonna sonora di Lost In Translation). E questo la rende ancora più triste.
“Verranno tempi migliori”, ha detto Cirunz in un commento al post precedente.
Lo spero, davvero.
Dal ponte di Harajuku, quello con il cantante disadattato di un paio di post fa, parte Omotesandō, un lunghissimo vialone, con strada a tre corsie per senso di marcia, uno spartitraffico con tanti cespugli, verdeggianti e immensi alberi sui marciapiedi, ogni tanto qualche ponte per gli attraversamenti pedonali.
Ai lati della strada i negozi di moda più esclusivi del mondo.