Che bello svegliarsi incazzato
sentirsi come una mina inesplosa
nel campo da calcetto di un oratorio
in mezzo ai bambini che giocano.
Potrebbe finire male, se uno di loro
esplodesse in piena azione da gol.
Ma potrebbe finire meglio
se a esplodere fosse il parroco.
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Se vivessimo in
un mondo simpatia
dovrei poter scrivere
“Oh, esci con me”
e ficcare la sera stessa.
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Che bello ordinare
Fallout 3 e Wall•e
da Play.com per rispamiare
senza pensare
che in Italia a dicembre
il pacco scompare.
Che bello richiedere
la nuova Postepay
che la vecchia è scaduta
aspettare la busta del PIN
e quella della carta
senza pensare
che in Italia a dicembre
il pacco scompare.
Che bello sognare
un’utopico mondo
in cui i ladri postini
muoiono di AIDS
o di altre malattie
dolorose e a lungo decorso
mentre io scendo le scale
apro la cassetta
e trovo la mia posta.
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Che bello partire
per mesi guardare
il dollaro che crolla
e l’euro che sale.
Che bello vedere
a una settimana dal volo
l’euro che crolla
e il dollaro che sale,
l’Alitalia che fallisce,
sanata dalle nostre tasse.
Che bello vedere
a tre giorni dalla partenza
sopprimere il ritorno
e l’Alitalia che pretende
di non spostare la data
senza risarcimento alcuno.
Che bello scoprire
nelle clausole del biglietto
che per le cancellazioni
di voli intercontinentali
sono previsti indennizzi
di 600 euro cadauno,
oltre a eventuali
alberghi e ristoranti.
Che bello sperare
di ottenere l’indennizzo
e contribuire ad affossare
la mia compagnia di bandiera.
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Che bello la sera
vedere la finestra
che verso l’interno
spinge con vigore,
pensare che è aperta
e invece è la bufera.
Scendere in strada
sotto il diluvio universale,
tra gli alberi divelti
abbattuti sul traffico
e un raccoglitore della Caritas
sbalzato di due metri:
portato via dal vento
capire che il mio quartiere,
Colli Aniene, non c’è più.
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Che bello la mattina
svegliarsi all’alba,
con il sonno e la pioggia,
andare all’università
e vedere la didattica
riprendersi dall’interruzione.
Rimossi i lenzuoli dell’occupazione
a Fisica e a Chimica,
in ogni facoltà
tranne la mia.
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A giocare a Guitar Hero
puzza solo l’ascella destra.
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Sale amaro il sapore del vomito
in gola e nella saliva
bruciano gli occhi
è il gusto della sconfitta.
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