Archivio per la Categoria “Società”

Ed ecco a voi una nuova simpatica proposta di legge della leghista Carolina Lussana.

La proposta 2455 parla di una cosa interessante: il diritto all’oblio.
In pratica si propone di impedire a chiunque e chicchessia (giornalisti, siti web, ecc.) di parlare dell’esito di un processo (in qualsiasi modo sia finito) dopo un certo periodo dalla fine del processo stesso.

Provo a farla semplice:
Io sono un pedofilo. Vengo arrestato, processato e condannato.
Mi faccio (dico per dire) 10 anni di carcere poi esco.
Dopo (dico per dire) 3 anni, scatta il diritto all’oblio: nessuno potrà più parlare della mia condanna e i responsabili dei siti web che ne hanno parlato, dovranno rimuovere gli articoli correlati.
A questo punto farò domanda a una scuola elementari per un posto da bidello. E il preside della scuola non avrà alcun modo di sapere se sono stato condannato per qualcosa né tantomeno se sulla mia fedina penale c’è una condanna per pedofilia.
Verrò assunto e avrò la possibilità di compiere nuovamente il mio reato.
Ai danni dei vostri figli! \o/

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Oggi è il 16 giugno 2009 e per gli abitanti del Lazio e di qualche altra regione è una data particolare. Già vi erano passati i sardi, ora tocca a noi.
Oggi, 16 giugno 2009, inizia ufficialmente il cosiddetto switch-off delle emittenti televisive verso il digitale terrestre.
A partire da oggi verremo finalmente privati di Rete 4, di cui dovevamo esser privati svariati anni fa (visto che Europa 7 ha vinto qualunque battaglia legale nella guerra delle frequenze).
Ma a partire da oggi verremo anche privati di Rai 2, che sebbene non goda della mia stima più profonda, rientra comunque nel diritto della mia famiglia, in quanto pagante del Canone Rai, di vedere qualsiasi cosa trasmessa dalla Rai.
E invece, a poco a poco, l’Italia sarà costretta a pagare una tassa una tantum aggiuntiva al Canone Rai per vedere la tv di stato come la tv privata: il famigerato decoder.
Ma cos’è successo, di preciso?

Torniamo ai tempi della guerra delle frequenze, scoppiata parecchi anni fa, e che si sarebbe dovuta concludere nel 1994, quando la Corte Costituzionale dichiarò che nessun privato può possedere più del 20% delle frequenze televisive. Decretando, quindi, che il nostro attuale Presidente del Consiglio avrebbe dovuto interrompere le trasmissioni (in via analogica terrestre) di Rete 4 e TELE+ Nero. La Corte fissò al 31 dicembre 2003 il limite improrogabile per il passaggio di queste due emittenti alla trasmissione via satellite o via cavo.
Nel 1999, Europa 7 vince la gara per l’assegnazione delle frequenze televisive di Rete 4, presentando ricorso perchè il limite fissato alla fine del 2003 avrebbe impedito il concreto passaggio delle frequenze da Rete 4 a Europa 7.
Tra corsi e ricorsi, per parecchi anni Europa 7 si vide privata delle frequenze che le spettavano di diritto.

Ma perché tanta reticenza da parte di Berlusconi nel portare Rete 4 su satellite?
Perché avrebbe perso miliardi di lire e/o milioni di euro.
Pensate solo al target di Rete 4. Casalinghe, pensionati. Insomma, un target che difficilmente avrebbe impugnato una banconota di grosso taglio, dirigendosi verso il primo negozio di elettronica per acquistare un decoder per il satellite, solo per poter vedere Forum, i Bellissimi di Rete 4 e le lecchinate di Fede.
In pratica, quindi, Berlusconi avrebbe cestinato un’ingente fonte di guadagno. Fonte di guadagno illegale, anzi incostituzionale, ma non era la prima e neanche l’ultima, quindi chissene frega, no?
Quindi Rete 4 è rimasta lì, resistendo alle ire di Europa 7 e ai decreti della Corte Costituzionale.
Fino al 2003.

Nel 2003, la famigerata legge Gasparri (governo Berlusconi) tira fuori l’idea che serviva.
Se nessuno comprerebbe mai un decoder per la sola Rete 4, sicuramente tutti lo comprerebbero se indispensabile per vedere tutti i canali.
Tra una cosa e un’altra (per non ripetere “tra corsi e ricorsi”), si arriva a oggi. Il digitale terrestre sta per diventare realtà. Una realtà imposta da Berlusconi (con il beneplacito delle maggioranze e delle opposizioni succedutesi in Parlamento) per salvare una delle sue fonti di guadagno.
Ma già che ci siamo, perchè non lucrarci pure un altro po’?
Già, perché strano caso, il principale produttore di decoder in Italia è un certo Paolo Berlusconi. E non si tratta di un caso di omonimia.

Ma quindi, che tocca fare?
Per quanto mi riguarda, assolutamente niente.
E’ la mia forma di opposizione pacifica a un sopruso che non intendo tollerare.
Non ho un decoder né un televisore sufficientemente moderno da averlo integrato. Subirò lo switch-off senza sottomettermi e pagare un Berlusconi per il decoder e l’altro per le pubblicità su Rete 4. E userò la vicenda come giustificazione per non pagare il Canone Rai e come ulteriore scusa per informarmi attraverso l’unico media ancora libero: Internet.

Già, Internet.
Ho usato volutamente la parola “ancora” per definirne la libertà, in quanto manca poco e anche Internet si potrebbe veder privato della libertà che da sempre lo caratterizza.
Sono ormai anni che in Italia si tenta di tappare la bocca alla rete, ma è proprio in questi giorni che si sta per compiere l’atto finale.
L’11 giugno 2009 la Camera ha approvato il DDL 1415A, il cui comma 28 dell’art. 1 rende perplessa la comunità web: il responsabile di qualsiasi “sito informatico” ha lo stesso obbligo di rettifica che la Legge sulla stampa (n. 47 dell’8 febbraio 1948) pone a carico dei direttori delle testate giornalistiche. Nel caso in cui il suddetto responsabile non adempisse a quest’obbligo entro 48 ore dalla notifiche, incorrerebbe in una multa fino a 25 milioni di lire (la legge è del 1948 e 12500€ non fa lo stesso effetto…).

Facciamo un esempio pratico effettivamente accaduto su questo blog: un utente anonimo (e, per inciso, assolutamente non collegato al responsabile del blog, cioè io) commenta un post dicendo che il sito Cosmos 3000 è brutto.
Paolino, il responsabile del sito Cosmos 3000, interviene chiedendo una rettifica, sostenendo che il sito non è brutto.
A quel punto, entro 48 ore dalla notifica, io avrei dovuto modificare o rimuovere il commento dell’utente anonimo. O sennò Paolino avrebbe potuto impugnare una causa, trascinarmi in tribunale e togliermi fino a 12500€.
E questo nonostante l’autore del commento non fossi io, ma una persona assolutamente sconosciuta, che per assurdo potrebbe anche essere complice di Paolino.

E questo succederebbe anche a siti come Facebook, MySpace, Twitter e via dicendo. Se un utente pubblica un video o scrive un commento e qualcuno ne chiede la rettifica, se i signori Facebook, MySpace e Twitter non correggono entro 48 ore, ecco che devono versare 12500€.
E se anche Facebook, MySpace e Twitter se lo potessero permettere (cosa di cui dubito: piuttosto che rischiare di pagare 12500€ a ogni puttanata che scrive un utente, preferirebbero chiudere la parte italiana dei loro siti), il proprietario di un qualunque sito di informazione amatoriale che magari campa con uno stipendi di 1000€ al mese e mentre sta al mare a godersi le sue meritatissime vacanze non raccoglie la richiesta di una rettifica e non corregge entro le 48 ore previste, torna a casa dopo le vacanze e si ritrova in rosso di 12500€.
A quel punto chi mai sceglierebbe di continuare a fare informazione amatoriale, se questi sono i rischi?
Anzi: chi mai continuerebbe a mantenere un sito internet, visto che il rischio di rettifica ci sarebbe ovunque, dovunque e comunque, a prescindere dalla tipologia del sito?

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Indiani...

Grandiosa campagna pubblicitaria vista su MSN.
Mi hanno convinto. Io li voto.

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Indro Montanelli: “L’indipendenza dei giornalisti, sia della carta stampata che della televisione, dipende SOLO dagli ATTRIBUTI dei giornalisti!”

Dio, potevi far resuscitare lui invece che quel raccomandato di tuo figlio.

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Aumento delle cubature

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Mi piange il cuore linkare un video del canale di Beppe Grillo, ma è tutta farina del sacco di Travaglio, quindi è buono e giusto condividerla.
Prendetevi una mezz’oretta di tempo e ascoltate.


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Dal New York Times del 7 gennaio 2009 (articolo scoperto a partire dal blog di Daniele Luttazzi):

In un momento in cui Israele sta bombardando Gaza cercando di schiacciare Hamas, vale la pena di ricordare che Israele stesso aiutò ad allevare Hamas.

Quando Hamas fu fondata nel 1987, Israele era per lo più preoccupata del movimento Fatah di Yasser Arafat e pensò che una organizzazione religiosa palestinese avrebbe aiutato a indebolire Fatah. Israele calcolò che tutti quei fondamentalisti musulmani avrebbero passato il loro tempo a pregare nelle moschee, così diede un giro di vite a Fatah e permise a Hamas di crescere come forza alternativa.

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Ieri, al TG2 delle 20:30 ho avuto modo di notare l’ennesimo scempio dell’informazione italiana.
Si parlava degli eventi accaduti durante l’ultima puntata di Annozero di Santoro, in cui, parlando della questione della Striscia di Gaza, si era superato il livello di decenza e di razzismo e si annunciava che il consiglio di amministrazione Rai ha aspramente criticato il comportamento del conduttore.

Perfetto. Questa notizia potrebbe essere portata come esempio nel manuale del bravo giornalista italiano (aka il pessimo giornalista straniero).
Santoro ha parlato di Gaza in un modo che è stato trovato poco consono? Ok, ma va sottolineato chi lo ha trovato poco consono e va indicato che qualcuno, invece, non ha visto nulla di male nella puntata “incriminata”.
Santoro ha superato il livello di decenza e di razzismo? Ok, ma nei confronti di chi? Perché a Gaza ci sono in ballo israeliani e palestinesi, vale a dire ebrei e musulmani. La notizia non ne parla.
Il Cda della Rai prenderà provvedimenti contro Santoro e intende farmelo sapere in uno (degli altri non so) dei suoi TG di prima serata? Ok, ma di tutto questo mi sfugge una cosa: che cazzo ha fatto Santoro? Io ero a Londra mentre andava in onda quella puntata e onestamente, una volta tornato, non ho pensato di informarmi sull’andamento delle censure dei conduttori a rischio. Ora che lo so, ogni volta che uscirò da Roma per qualche giorno, al mio ritorno farò una telefonata a Santoro, Travaglio e Luttazzi per sapere se va tutto bene. E poi chiamerò il cimitero per stare tranquillo che nessuno abbia esumato la salma di Biagi per farne non so cosa.

Durante lo stesso TG si è parlato anche delle contestazioni ricevute da Fini nella sua visita all’Università La Sapienza di oggi pomeriggio. Le riprese mostrano gente che spintona, urla incazzose, tensione a mille, e il commento non esita a sottolineare le immagini. Alla fine del servizio, Fini minimizza dicendo che la contestazione era ampiamente prevista e comunque c’erano solo quattro gatti.

Cos’è successo, quindi? Il TG2 prima mostra studenti scalmanati assetati di sangue che tentano di assaltare il Presidente della Camera. Le loro ragioni? Mistero, visto che il servizio parla solo di ambiti, non di motivazioni (come dire: “gli studenti hanno contestato Fini per il problema della Striscia di Gaza” e non: “lo hanno criticato per la gestione della politica estera nel contesto di Gaza” approfondendo al volo che diavolo ha fatto e detto Fini su Gaza).
Dopo aver accresciuto il senso di “paura” che possono suscitare tutti questi studenti con coltelli e mazze ferrate che vogliono picchiare una delle più alte cariche del paese, quest’ultima delegittima il valore della contestazione. Insomma, non solo era una contestazione violenta, ma addirittura Fini giù ne era a conoscenza, che fessi questi comunisti che si fanno beccare, poi per una roba con 20 persone al massimo. Pfui.

In Italia le notizie in odore di politica vengono presentate così.
Se le conseguenze di un certo evento fanno comodo alla linea editoriale della testata, vengono presentate e caricate al massimo. Qualora le conseguenze non facciano sufficientemente comodo (o non ne facciano affatto), si tenta di piegarle a proprio favore.
Gli eventi, attualmente, risultano non pervenuti.

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Obama 52% – McCain 47%.

Uno così non poteva non vincere.
Certo che gli americani, per eleggere un orgen, si devono essere proprio rotti il cazzo. Tipo noi se eleggessimo un politico onesto.

Il problema di Obama è la tragica somiglianza:

Ma la cosa più importante è che adesso Obama si è evoluto:

E speriamo bene, per il futuro di tutti noi.

DAJE OBAMA!

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C’è qualcosa che non va.
Piuttosto, c’è qualcosa che viene

In ogni caso, la cittadinanza è invitata a partecipare, e mi raccomando, facciamoci valere!

(Si ringrazia il sempre ottimo Stanza 101 per queste geniali perle!)

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