Ormai sono passati anni dall’ultima volta che ho letto qualcosa di nuovo del maestro Naoki Urasawa.
Parliamo dei capolavori assoluti Monster e 20th Century Boys (e relativa conclusione 21st Century Boys).
Questa volta il genio dello sci-fi thriller psicologico prende ispirazione da Tetsuwan Atom (cioè Astroboy) di Osamu Tezuka, e partendo da questa base sviluppa uno sci-fi thriller psicologico, com’è peraltro lecito aspettarsi, che già dalle prime due-tre pagine odora di capolavoro.
Finalmente Planet Manga si è svegliata dal torpore e per maggio vedremo il primo volume tradotto in italiano nelle migliori/peggiori fumetterie d’Italia. Sperando che la traduzione sia meglio di quella di 20th Century Boys (perchè tradurre Aula di Scienze in Aula di Gastronomia? perchè dissezionare pesci nell’aula di gastronomia?).
Masi Oka, l’attore che interpreta Hiro Nakamura nella serie tv Heroes è un super otaku sia nel telefilm che nella vita reale. E si intuisce pienamente dall’immagine qua affianco.
Ma è un otaku di classe: gli piacciono le stesse cose che piacciono a me.
Nella fattispecie è un grande fan di Naoki Urasawa, l’autore di capolavori quali 20th Century Boys (e 21st Century Boys) e Monster. Cioè il mio autore di manga preferito.
Quasi che vorrei conoscerlo, questo Masi Oka. Dev’esse un tajo!
PS: certo che in internet se ne imparano di cose! °_°
“Quis custodiet ipsos custodes?” diceva Giovenale nelle sue Satire.
Da questa frase Alan Moore sviluppa quello che sarebbe diventato il suo capolavoro assoluto, l’epica (principalmente per dimensioni) graphic novelWatchmen.
E’ un fumetto che parla di supereroi, certo. Ma con un’ottica completamente diversa da quella a cui siamo abituati.
C’è dentro la politica, la storia del ventesimo secolo, la società che conosciamo bene, e ci sono i supereroi. i Watchmen.
Il presupposto di partenza è estremamente interessante: se all’interno della nostra società comparissero dei supereroi, con i loro superpoteri, con le loro azioni al di sopra della legge, cosa accadrebbe?
Appena tornato da Berlino e subito becco su internet un video straordinario.
Non posso aspettare oltre, cazzo. Il trailer del film del mio fumetto preferito pare fighissimo, cazzo. CAZZO!
LO VOGLIO!!
Certe volte uno scopre dei capolavori con molto ritardo e senza grandi aspettative.
Ma quando poi ti trovi a leggere certe storie, ad ammirare certi disegni, bè, non puoi fare a meno di pensare: “Come ho fatto a vivere senza tutto ciò?”
E se i giochi che facevate da bambini, le vostre fantasie, i vostri sogni, si tramutassero in realtà?
E se da piccoli sognavate di difendere la terra dalla sua distruzione ad opera di fantascientifiche forze del male, e ora qualcuno stesse prendendo le vostre fantasie e stesse impersonando il capo delle forze del male?
22 volumi, 22 lunghe perle. Una trama contorta, colpi di scena ogni 2 pagine, mai niente di banale, una storia che (almeno a me, in relazione alla mia infanzia e a quella – conosciuta di riflesso – di mio padre) colpisce molto.
Solo che… come anche con Monster, l’autore Naoki Urasawa soffre di questa dannatissima sindrome del “non spiego nulla nel finale della mia opera”.
Eh si, perchè dopo che in questi 22 volumi è successo veramente di tutto, Urasawa a sorpresa chiude il fumetto con un colpo di scena e la storia lontana dall’essere conclusa.
Che tu sia maledetto Urasawa!
E giuro che se non sapessi che dopo pochi mesi da quell’ultimo episodio, Urasawa ha iniziato una nuova opera, chiamata 21st Century Boys, sarei andato in Giappone a prenderlo a schiaffi per diverse ore, almeno finchè non mi avesse raccontato il finale…
Tornando a questo numero:
che esperienza… che suspance!
Tutta la preparazione dell’evento clou del volume è una corsa velocissima a fiato sospeso a salutare tutti i personaggi comparsi nel corso degli anni, una sorta di chiamata alle armi per l’ultimo grande tentativo di resistere all’Amico.
Splendido. Un numero conclusivo così di spessore è raro vederlo. Urasawa si dimostra una volta di più autore sopraffino, capace di rimettere insieme nell’ultimo volume fila del discorso aperte anni fa, nelle primissime vignette dell’opera, il tutto con una coerenza e una tranquillità che solo lui potrebbe mettere in atto.
Altro che Kentaro Miura, che, lasciatemelo dire, ormai è buono solo a incartarsi…
Maus è una storia splendida. Ti prende e non ti lascia più. Quando due di questi topolini parlano d’amore, ci si commuove, quando soffrono si piange. A poco a poco si entra in questo linguaggio di vecchia famiglia dell’Europa orientale, in questi piccoli discorsi fatti di sofferenze, umorismo, beghe quotidiane, si è presi da un ritmo lento e incantatorio, e quando il libro è finito, si attende il seguito con la disperata nostalgia di essere stati esclusi da un universo magico.
Umberto Eco
Nel 1986 il fumettista underground americano Art Spiegelman pubblica in libreria la prima parte del suo capolavoro: Mio Padre Sanguina Storia (My Father Bleeds History), seguita nel 1991 dalla seconda e ultima parte di Maus, E Qui Cominciano I Miei Guai (And Here My Troubles Began).