Leggi su Last.fm che ci sono Battles + Gossip alla Festa dell’Unità alle Terme di Caracalla. Poi leggi in giro che i Gossip sono gli headliner del concerto e non capisci. Ma chi diavolo sono i Gossip? Cioè, cazzo, come si fa ad essere meglio dei Battles?

Ma andiamo con ordine.

I Battles sono una band math rock (stile caratterizzato da ritmiche asimmetriche e complesse, suoni spigolosi, dissonanze, scarsa importanza dei testi, strutture jazz e sperimentazioni tecniche) americana, composta dall’ex batterista degli Helmet, John Strainer, l’ex chitarrista dei Don Caballero, Ian Williams, l’ex chitarrista dei Lynx, Dave Konopka e il figlio del jazzista d’avanguardia Anthony Braxton, Tyondai Braxton.
Insieme hanno pubblicato diversi EP e un album, Mirrored (sotto la Warp Records!) che ha avuto un buon riscontro di pubblico (i singoli giravano addirittura su MTV) nonostante il genere musicale difficilmente accessibile.

Terme di Caracalla piene, non si sa se per i Battles o per i Gossip. Dal palco esce musica elettronica con i bassi a manetta che rendono l’attesa meno faticosa.
Improvvisamente sale sul palco il bassista, la musica viene spenta e comincia Race: Out, l’ultima canzone di Mirrored. Suona qualche nota, poi si ferma e la musica prosegue ripetutamente da sola. E’ la sintesi di quello che succederà nella prossima ora. Tutto in delay. Il bassista smanetta con le manopole dell’amplificatorone dietro di lui e la musica che aveva suonato qualche secondo prima e che continuava a uscire dalle casse prende pieghe assurde, psichedeliche, elettroniche.
Poi salgono tutti e si parte.
Menzione d’onore al batterista, un omone alto e robusto con capelli a spazzola che pareva uscito dal periodo surf rock che me lo vedo troppo che gira per le coste della California con il suo van della Volkswagen pieno di tavole da surf.

Sorridono, i Battles. Un po’ meno il batterista, conscio del culo che dovrà farsi per tutto il concerto. Non ha cuffie, e la sua precisione millimetrica, matematica appunto, ha un che di misterioso, di magico. Pesta sullo strumento, pesta come non mai, e non perde il tempo, neanche nei cambi di ritmo o quando gli altri vanno per conto loro.
Si, perchè i complessi tempi asimmetrici, suonati così, sono… strani. Difficili da capire, peggio da descrivere.
Ci provo: c’è il batterista che suona un tempo; poi c’è il chitarrista che suona lo stesso tempo ma in ritardo di una nota in ritardo; poi gli altri due che suonano lo stesso tempo ma ancora in ritardo di una nota; poi il primo chitarrista attiva il delay, ma continua a suonare, così che il delay si rimette a tempo col batterista, ma mezza battuta dopo e il chitarrista continua a suonare una nota in ritardo.
Tutti sono a tempo, ma al tempo loro e insieme fanno una musica potente e orecchiabile e perfino ballabile.
Il batterista, che deve gestire tutto quel bordello, non sorride più.

E il concerto è tutto sperimentazione continua con tutti gli strumenti tranne la batteria in delay, e tutti tranne il batterista a fare altro oltre che suonare il proprio strumento.
Il chitarrista ha anche dei piatti da dj con cui manipolare ciò che ha appena suonato; il bassista (che è anche chitarrista) sta quasi sempre attaccato all’amplificatore a gestire il suo delay; il figlio di Braxton suona contemporaneamente la chitarra con la mano sinistra (effettivamente a che serve suonare le corde, se viene prodotto ugualmente un suono quando vengono semplicemente premuti i tasti o quando si va in slide?) e un synth con la destra e a lato ha anche un Mac non so per farne cosa e ogni tanto canta pure o fischietta, e ne esce una voce distortissima e acutissima che mette in delay così mentre la sua voce canta da sola, lui fa altro.

Hanno iniziato con Race: Out, l’ultima del disco, e quando dopo un’oretta parte Race: In, la prima del disco, è ovvio che il concerto è giunto al termine.
I Battles salutano, vorrebbero restare ma il tempo è finito e devono suonare gli inutili Gossip.
Partono le ultime tre canzoni dell’album At War With The Mystics dei The Flaming Lips che fanno prendere a bene il fatto che il concerto è finito e i Battles stanno nel backstage a pensare: “Si ma che cazzo, possibile che quei coglioni dei Gossip suonano dopo di noi e quindi sono i pezzi forti della serata?”.

Aspettiamo l’arrivo dei Gossip con una birra in mano pensando che potrebbe valerne la pena, alla fine abbiamo pagato anche loro.
Salgono sul palco, parte una cover di Psycho Killer dei Talking Heads. Forse se fossero stati da soli, e dico forse, saremmo rimasti.
Ma dopo i Battles no, proprio no.

4 Risposte a “I have Battles in my life!”
  1. Dimenticavo: in giro c’era pure Silvio Muccino. Non so se in compagnia del suo insegnate di dizione.

  2. KlaudiHpa scrive:

    …e la parte piu interessante dell’articolo la metti in un misero commento? XD

  3. [...] scorso, con Sonic Youth e Liars, questo è stato un anno più sottotono. I clou sono stati i Battles, quest’estate, e appunto i Deerhoof. E… cacchio, è stato l’anno dei batteristi [...]

  4. Per approfondimenti e maggiori info sulle Terme di Caracalla suggerisco di consultare questa pagina:

    http://www.welcometorome.net/it/posti-a-roma/da-visitare/monumenti/terme-di-caracalla

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