Quarto giorno di Sziget e penultimo effettivo del viaggio in Ungheria.
La sveglia è terrificante. Il freddo mattutino congela piedi e mani, fa battere i denti, fa tremare e perdere la speranza del caldo.
Alle 8.01 C è già in piedi, pronto per entrare nella zona del festival, conscio che a quest’ora non c’è nessuno in giro tranne i rimastini a ballare al Mokka Cuka. Scatta delle foto al camping addormentato, verosimilmente al calore di sacchi a pelo imbottiti. Bestemmia contro la Wizz Air e il Terminal AA di Fiumicino per il bagaglio smarrito. Si strofina le mani contro le braccia, stringe le dita dei piedi. Niente, il freddo non se ne va.

Oggi al Sziget ci sono due dei concerti più attesi, uno da C e G, uno dal resto del pubblico tranne C e G.
Serj Tankian, che per quanto ormai i System of a Down abbiano stuccato, è comunque un nome da attendere; e i R.E.M. che fanno schifo a tutti, ma che fai, non te li vedi?

La giornata è lunga prima dei concerti. Come al solito la mattina è faticosa da affrontare, ma oggi è peggio, ancora intirizziti dal freddo.
Caffellatte, birra e cazzeggio per il festival, nuvolo e triste per la prima volta.
Si ricomincia a osservare le targhe ungheresi (a pensarci bene, forse altre persone avrebbero osservato le ungheresi piuttosto che le targhe; è da questi particolari che si riconoscono i nerd…), con due piacevoli sorprese:
un’ambulanza targata “SOS” e un camion per l’igenizzazione dei ToiToi, targato “TOI“.

Vagabondando per le stradine dell’isola, C e G conversano del più e del meno, finchè come al solito, cadono sul classico discorso sul perchè i pelati siano accompagnati dalle peggio fighe:
C: “Comunque qua le fregne stanno coi capelloni, invece che coi pelati.”
G: “No, è che ci so’ pochi pelati. Però se c’è un pelato, sicuro sta co’ una fregna.”
C: “Vabbè, comunque ci so’ pochissimi pelati. Si vede che i nerd della musica so’ tutti capelloni.”

Dopo un pollo arrosto smezzato – senza cipolla (ah, i cari vecchi sapori di casa) – C e G iniziano a seguire alcuni concerti.

La prima è Roisin Murphy, di cui non si saprebbe dire proprio niente niente niente. E d’altra parte, dopo un mese e mezzo, chi se la ricorderebbe?
A seguire c’è una strana tribute band dei Depeche Mode (non avevano synth…) che G vuole seguire assolutamente perchè ha un debole per le donne rocker, e la bassista era rocker e donna.

Finalmente alle 19.45, Serj Tankian.
Ed è esattamente come uno se l’aspetta. Sale sul palco in giacca bianca con tanto di cilindro ed è un simpatico allegrone con una voce della madonna che saltella e canta da pazzo scocciato quale è.
Notevoli due cover che ha inserito nel concerto e che erano quasi da lacrime.
Verso metà, parte Girl dei Beatles, rifatta col suo stile pazzo e però sempre delicata come l’originale.


E alla fine, Tankian chiude con una canzone del suo ispiratore canoro, Jello Biafra, con Holiday in Cambodia dei Dead Kennedys che, come tributo affettivo a qualcuno a cui ti rifai quotidianamente, è quasi commovente.


Notevole in mezzo al concerto di Tankian, un tizio inglese di circa 70 anni (a detta sua) sventolava un bandierone e si fumava una canna. C l’ha avuto affianco per tutto il concerto e gli ha anche fatto una foto per i posteri, perchè a quell’età vorrebbe essere come lui.

La nota dolente del Day Four è il concerto dei R.E.M..
La spianata del Main Stage è colma di fan della band principale del festival e l’attesa è alta.
E i R.E.M. sbagliano tutto: si scordano di essere a un festival e pensano che sia un loro normale concerto.
Ma qui, cari R.E.M., non ci sono solo vostri fan, anzi. Probabilmente la maggioranza della gente presente, conosce i vostri pezzi più famosi e basta. Non sono qui per voi, o in ogni caso, non solo per voi.
Il concerto assume da subito una piega troppo impostata. Dietro il gruppo degli schermi verticali sovrappongono filmati vari alle riprese del concerto.
La regia è evidentemente propria dei R.E.M. che riesce a dare la fastidiosa impressione che Stipe si muova sempre e solo a favore di telecamera, come se fosse tutto già provato e riprovato, visto e rivisto.
E, cosa peggiore, per mezzo concerto fanno il nuovo album. Pezzi anonimi e ancora sconosciuti ai più, che tolgono spazio ai loro classici più ascoltabili e famosi.
Mah.

Sconfortati dal freddo e dalle tante ore di veglia, dopo qualche inutile giro per il festival, C e G tornano in tenda.
La notte è ancora più fredda della precedente.
C, senza sacco a pelo, è costretto a dormire con una polo, una maglietta sopra, una felpa con cappuccio, pantaloni lunghi della tuta, calzini e asciugamano da doccia legato ai piedi.
G, invece, col suo plaiddino di pail non si lamenta mai. Beato lui.

Immagini bonus:

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