
Tra gli album fotografici di amici dei miei genitori, è stata ritrovata questa foto che mi raffigura a poco più di un mese di vita, rapito dalle Brigate Rosse che Aldo Moro mi fa una pippa.
Se zoommate fino all’eccesso, vedrete che la data del Sole24Ore è il 26 agosto 1984, un periodo storico piuttosto caldo in Italia, dove neanche i bambini venivano risparmiati dai rapimenti.
Quantomeno non mi hanno mangiato.
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Ore 7:30 di mattina. C e G vengono nuovamente svegliati dal caldo asfissiante che entra in tenda.
La riparazione sembra reggere, ma l’afa inconsulta presagisce una nuova giornata al limite della sopportazione psicofisica.
Il primo concerto inizierà alle 15.00. Svariate ore separano C e G dall’inizio vero e proprio del Sziget. Devono trovare qualcosa da fare.
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Ore 7.30 di mattina. Il sole entra in tenda e C e G si svegliano di soprassalto, senza riuscire a respirare.
Ore 7.30 di mattina, con un caldo del genere, significa che sarà impossibile riaddormentarsi e che la giornata sarà parecchio più lunga del dovuto.
C e G escono dalla tenda, si lavano rapidamente, indossano gli stessi vestiti del giorno precedente e decidono di girare un po’ per Budapest. L’unico concerto del giorno, gli Iron Maiden, inizierà alle 21.30, quindi di tempo per esplorare ce n’è un’infinità.
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C’è che uno decide di fare una vacanza fuori standard anche perchè vuole vedere la propria reazione a fronte di situazioni diverse da quelle comuni e comode della vita normale.
Se poi un placido programmatore aracnofobo e schizzinoso finisce per andare in tenda a un festival rock su un’isola in mezzo al Danubio per una settimana – peraltro a vedere nessun gruppo che gli interessasse davvero – bè, le difficoltà aumentano.
Se poi a Fiumicino decidono di smarrirti la tenda e il sacco a pelo, non è tanto l’aumento delle difficoltà, quanto la sinfonia di blasfemie che prorompono vivaci dai due sprovveduti campeggiatori della domenica.
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Ma vi pare possibile che un negozio serio come il Virtual Planet possa usare questa immagine come cartello per la chiusura estiva?
E’ vero che quando uno segna di rovesciata poi diventa una mezza leggenda, ma che diavolo! Ora tutta Prati (o almeno i 15 stronzi che passeranno a via Duilio nella seconda metà di agosto) saprà delle mie prodezze calcistiche.
Altro che “Dark Side Of The Sport”.
Tanto per sfruttare questo post in modo più sensato: lunedì io e Gianni partiremo per Budapest dove staremo una settimana in tenda per il Sziget Festival (maggiori informazioni su internet…).
Quindi direi che fino a diciamo il 19 agosto, il blog sarà in ferie.
Certo, potrei sempre trovarmi ad aggiornarlo domani e dopodomani. Ma anche no.
Buone vacanze!
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“Quis custodiet ipsos custodes?” diceva Giovenale nelle sue Satire.
Da questa frase Alan Moore sviluppa quello che sarebbe diventato il suo capolavoro assoluto, l’epica (principalmente per dimensioni) graphic novel Watchmen.
E’ un fumetto che parla di supereroi, certo. Ma con un’ottica completamente diversa da quella a cui siamo abituati.
C’è dentro la politica, la storia del ventesimo secolo, la società che conosciamo bene, e ci sono i supereroi. i Watchmen.
Il presupposto di partenza è estremamente interessante: se all’interno della nostra società comparissero dei supereroi, con i loro superpoteri, con le loro azioni al di sopra della legge, cosa accadrebbe?
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Ultimamente di season finale ne ho visti davvero parecchi.
Anzi: nel 2008 ho certamente visto più serie tv che visto film o letto libri.
Ma House MD mi ha sempre affascinato in modo particolare.
Un antieroe dalla personalità così sfaccettata e irreale ma realistica come Gregory House non è facile trovarlo in alcun telefilm. Un antieroe la cui umanità è sempre e comunque celata e confusa e infame.
La cui umanità, però, nei casi più straordinari, viene fuori.
Gli ultimi due episodi della quarta serie di House MD (che sono anche gli ultimi girati, in attesa della quinta serie in onda in USA da settembre) sono eccezionali.
Il primo, in particolar modo, tiene col fiato sospeso dall’inizio alla fine. Quando finisce è quasi necessario vedere immediatamente il successivo, come sorta di liberazione da tutta la suspance accumulata in quei 40 minuti psichedelici e onirici.
E il secondo, nella sua conclusione (che potrebbe tranquillamente essere un finale chiuso, se non si sapesse dell’imminente quinta serie) porta all’apice i tragici eventi sviluppati nella seconda metà della quarta serie e riesce anche a commuovere.
C’è Wilson, c’è la Cuddy, c’è 13, c’è Amber, c’è sesso e alcool, ci sono terapie al limite tra la vita e la morte e le solite diagnosi differenziali. Ma stavolta per un caso più difficile di tutti gli altri.
E più di così non posso davvero dire, rischiando di cadere nello spoiler, che per questi due episodi sarebbe davvero un delitto punibile con la morte.
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