C’è stato un tempo, molti anni fa, in cui i videogiochi necessitavano di tecnica e abnegazione e coordinazione e allenamento per finirli.
Non si poteva pretendere di giocare a uno shoot’em up e finirlo con il primo gettone. E non si poteva pretendere neanche di finire il primo quadro al primo tentativo. Bisognava studiare il gioco, conoscere la posizione di ogni nemico e la sua potenza di fuoco e trovarsi sempre al posto giusto al momento giusto. Serviva una memoria di ferro e dei riflessi sovrumani. Serviva allenamento. E ne serviva tanto.
Sono tante, tantissime, le cose che hanno caratterizzato la nostra infanzia.
C’erano le figurine Panini e i Lego, il Subbuteo, c’era la prima sfida tra Nintendo e Sega, c’era un gatto spaziale che tutti volevamo per renderci la vita più facile, c’erano le Micromachines e gli Exogini, c’era il “uatàtàtàtà” di Ken e il “nin-nin” di Nino.
E soprattutto c’era l’appuntamento fisso alle 13.30 su Italia 1 con Lupin.
C’erano delle voci, tante, tantissime, doppiatori storici delle nostre serie animate preferite. Spesso evocative, spesso maldestre, segno di una direzione un po’ troppo economica e tendente all’infantilismo. Ma erano le nostre voci.
Tutti noi che abbiamo visto Dr. Slump & Arale 15-20 anni fa, siamo rimasti basiti di fronte al ridoppiaggio.
E chi, alla prima edizione del Castello di Cagliostro, avventura stand-alone di Lupin, non ha storto il naso di fronte alla voce diversa del protagonista?
Ebbene, quella voce che tutti hanno ben chiara in mente, nasale e simpatica, con una risata contagiosa e ironica e intelligente, perfetta per il suo personaggio di punta, il re dei ladri Lupin III, quella voce, dopo una lunga malattia, l’altro ieri si è spenta.
Roberto Del Giudice è morto a Roma, il 25 novembre 2007, a soli 68 anni.
Era riuscito a ridoppiare il Castello di Cagliostro, restituendo all’eroe la sua vera voce, e sicuramente ci avrebbe regalato ennesime voci splendide che avrebbero donato un tocco di magia a qualunque personaggio.
Mi mancherai.
Tra le cose più interessanti di Roma ci sono senza dubbio le innovative idee atte a risolvere i problemi di circolazione del centro.
Uno degli snodi più importanti è sicuramente piazzale Flaminio che collega piazza del Popolo (e quindi il centro storico) a Prati, Parioli, Salario, via Veneto e Villa Borghese tramite le grandi strade del Lungotevere e del Muro Torto.
Il problema di piazzale Flaminio è che si trova esattamente all’incrocio tra il Lungotevere Arnaldo da Brescia e via del Muro Torto, creando, in ogni orario di punta, per non parlare dei giorni di manifestazione, terrificanti ingorghi.
Per far comprendere meglio di cosa sto parlando, ecco una mappa della zona:
Assassino Cretino è uscito.
Non mi interessa dirvi se è un giocone o meno, quello dipende dai gusti personali (quindi per me è un po’ una merda) e dal tempo che uno ha per giocarci (una merda al quadrato, insomma).
Ma il bello di Assassino Cretino sono i bug e l’edizione limitata con un action figure di Aldair, celebre difensore della Roma.
Uno splendido bug lo potete ammirare nel video riportato all’inizio del post, un altro, davvero eccezionale e inquietante, a questo link.
Per concludere, ricordatevi questo geniale intervento in un newsgroup:
> cosa contiene la collector edition di assassino cretino?
> Solo il mega pupazzo?
Avverto i lettori che in questo post sono presenti diversi spoiler delle ultime due puntate della prima serie di Heroes, quindi, se non volete sapere cose per cui mi maledirete per sempre, non leggetelo.
Oppure leggetelo dopo aver visto tutta la prima serie di Heroes.
Oppure boh.
Ci sono dei gruppi ostici davvero, che la musica che fanno la devo digerire con calma. Magari all’inizio provo solo rigetto, disgusto, mi chiedo dove diavolo si trovi la bellezza in quei rumori strazianti.
Poi sento un altro disco e i pezzi del puzzle piano piano si compongono. In certi casi è una vera e propria folgorazione.
E’ il caso dei Liars.
Li ho conosciuti con Drum’s Not Dead, l’anno scorso, e non li capii. Ascoltai quel disco decine di volte e non ne venni mai a capo.
Poi qualche mese fa, uscì Liars e tutto fu evidente, d’improvviso. Era chiaro: sono un gruppo folle e geniale. Tanto da far paura, provocare emozioni violente e contrastanti, pazzesche e tribali, musica da radici della civiltà, sonorità sataniche e malate, fischi stordenti, voci dementi, rumore.
Delle stranezze di Tokyo ce ne sarebbe da raccontare tanto da riempire un blog intero e comunque solo chi le ha vissute in prima persona potrebbe goderne appieno.
Al minuto 0.14 del video potete godere della fantastica voce che segnala l’arrivo alla stazione Takadanobaba, sulla JR Yamanote Line.
Ogni volta che ci passavamo scoppiavo a ridere e pure Gianni lo faceva, anche se non lo ammetterà mai.
Simone no, ma che ci volete fare, quello là è sempre così serio quando si parla dei dannati musi gialli…